Smorfia Napoletana, dai Topi (11) alla Festa (20)


Numero 11, i topi. Questi piccoli roditori erano sicuramente segno di povertà e disagio. Viene comunemente associato al sognare i topi la preoccupazione che i soldi prestati non verranno restituiti. E non è difficile comprenderne il motivo. I topi sono animali poco graditi, sporchi, che rubano e portano malattie. Difficile immaginarli onesti e rispettosi.

Numero 12, i soldati. Intesi come militari di truppa, inquadrati in plotoni, squadre, battaglioni. I soldati sono una parte dell’archetipo maschile, la qualità guerriera e aggressiva: da una parte i militari nei sogni non possono che essere associati al coraggio e alla perseveranza, dall’altra però c’è in agguato il sadismo, la cattiveria fine a se stessa, la violenza, il sopruso. I militari rappresentano per la maggior parte delle persone anche un’idea assoluta di efficienza, ordine, strategia.

Numero 13, Sant’Antonio. Nello specifico si tratta di Sant’Antonio da Padova il Santo predicatore portoghese, detto anche il Santo dei miracoli. La sua ricorrenza liturgica cade appunto il 13 giugno da qui il numero assegnatogli nella smorfia. Il 13 proprio per questo motivo è il numero fortunato per antonomasia… il numero più amato ed ambito.

Numero 14, l’ubriaco. Una figura allegra e misteriosa quella dell’ubriaco. Spesso nei vicoli si sentivano i canti ed i borbottii di ubriaconi. Per questo il personaggio dell’ubriaco compare nella cabala. La smorfia moderna poi associa un numero ed un significato diverso a seconda che l’ubriaco sia per terra, o in piedi per strada.

Numero 15, ‘O guaglione (il ragazzo). Con il termine guaglione viene indicato l’adolescente, il ragazzo poco più che decenne che abbia eletto per proprio regno la strada, dove sa muoversi con maestria, si diverte, gioca e magari presta la sua piccola opera servizievole nell’intento di procurarsi un piccolo guadagno.


Numero 16, il culo. Inteso sì come fondoschiena ma soprattutto come sinonimo popolare della fortuna. È quello che nei detti serve in gioco, in amore e nella vita. Se riferito alla parte anatomica poi esistono diversi tipi di definizioni in base alla sua forma ergonomica.

Numero 17, la sfortuna. Ed ecco che compare la figura della malasorte. I napoletani odiano a tal punto questo numero e la sua associazione che si potrebbe quasi dire che ne siano ossessionati. La sfortuna, la disgrazia, la iella, il cattivo presagio, tutto è racchiuso nel funesto numero 17. Se poi nel calendario lo si abbina alla giornata del venerdì è da ritenersi un vero e proprio flagello. A Napoli malocchio e scaramanzia sono cose serissime!

Numero 18, il sangue. Sin dall’antichità il sangue era visto come la sede dell’anima. Per il teologo Carl Jung il sangue nei sogni indicava una sofferenza nella vita del sognatore che rimaneva silente durante la veglia per poi fuoriuscire durante la notte.

Numero 19, la risata. La risata, l’allegria nonché il ridere in modo sonoro e prolungato e spesso a squarciagola è indice di allegria, esuberante e rumorosa. Tra l’altro la risata precede di un solo numero la festa.

Numero 20, la festa. La festa racchiude lo spirito di Napoli. Gioioso e conviviale. Tra misticismo e religione, la festa madre della città è ‘a festa ‘e san Gennaro. La festa dedicata al Santo Patrono è un incedere lento e sontuoso di cultura, mito, tradizione e fede. E come da tradizione non esiste festa in città che non abbia per corollario un lauto banchetto. Pasta, pizza e ogni genere di leccornia a deliziare lo spirito ed il palato.



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